Intervista al Noviziato degli Oblati di San Giuseppe a Asti

Straordinario é intervistare un gruppo di persone, e accorgersi che hanno gli stessi sentimenti, uno  stesso modo di sentire. Ti rispondono condividendo l’uno l’espressione dell’altro. Questo  é successo mercoledì 20 Novembre, con la comunità dei Novizi che vivono a Asti in Casa Madre, il loro Padre Maestro P. Winston Carrera e il Vice-maestro P. Jozef Olak.  Quattro domande per dare voce a un messaggio da moltiplicare, per tutti i giovani: Tutti insieme vi diciamo: auguri. Fidatevi e affidatevi completamente nelle mani del Signore. Noi abbiamo una forza che ci spinge a vivere insieme. È Gesú.



Come state?
Bene.  Siamo felici. Si é creato un ambiente di gioia dello stare insieme. All'inizio c’é stata un po’ di difficoltà per la lingua, peró subito si é instaurato un ambiente di scomponibilità.
Sentiamo la libertà - siamo liberi di essere noi stessi. Viviamo bene questo essere noi stessi e cerchiamo di rispondere a Dio con quello che si é. Ci si sente responsabili degli altri. Ci confrontiamo gli uni gli altri.



Cosa vi sembra della sede del noviziato, ad Asti?
E’ veramente importante. Stare tutto un anno qui , questo posto ci ricorda lo spirito del fondatore. Si vive lo spirito del fondatore e si vive nella famiglia.  E’ una grazia grande per conoscere il fondatore e la congregazione.
Tutti i mercoledì ci riuniamo in santuario, ci troviamo in preghiera intorno a San Giuseppe Marello.
Il fatto di vedere i posti dove é stato il Marello e dove sono vissuti i primi confratelli - il Michelerio, le prime opere marelliane - é molto importante per la nostra formazione: ti da l’impressione che stai nella storia anche tu.
Essere ad Asti, in Casa madre, aumenta il senso di famiglia e noi ci vediamo come fratelli , e la distanza che vediamo tra giovani e anziani si annulla e noi siamo vicini gli uni gli altri, ci sentiamo vicini a chi ´malato, anzi ci sentiamo una famiglia anche con i confratelli già defunti.
Abbiamo vissuto anche qualche esperienza con i laici – anche se non é cosí immediatamente facile – e ci sembra che siamo dentro la famiglia giuseppino-marelliana.
Siamo proprio immersi nelle  prime fonti della presenza del fondatore. Bisogna capire il senso delle sue scritture, delle sue lettere e conoscere le fonti più dirette, le prime cose che il Marello  ha comprato per la congregazione, e cosi via.

Provenite da Paesi diversi - Italia, Polonia, Filippine:- é un aiuto o un problema ?    
      E’ evidente la diversità tra noi, proveniamo da diversi Paesi, culture e lingue. C’é in noi questa difficoltà piú pratica rispetto a altre comunità dl Noviziato. Si sente per di piú la presenza del Signore, che ci aiuta a mettere insieme questa differenza e ci aiuta a migliorarci gli uni verso gli altri, che opera in noi..
Il Salmo dice: “Come é bello e soave che i fratelli stiano insieme. Cosi Gesù stava con i discepoli. Noi sorridiamo spesso e tiriamo fuori la gioiosità: possiamo esprimere la fede, che diventa gioia, sorriso, comunione.
E’ bella la diversità ma é anche difficile cogliere il diverso modo di agire, di pensare. Nella varietà di questa apertura é la sfida
Si vive nel noviziato un senso piú profondo del proprio cammino, un anno speciale e particolare per il cammino della vita religiosa, e si percepisce il senso pi} profondo che Cristo dá alla tua vita. Tutto concorre alla formazione: dal modo di fare con gli amici, dal modo di pregare. Questo ti fa scendere all'interno del cuore e ti fa percepire un’unione con Dio piú profonda. C’é  una specie di sfida aperta, e tu in questa prova devi migliorarti, devi formarti. Cristo esige che tu sia una persona piú pronta, che hai Lui e solo Lui.
Quello che abbiamo detto si può esprimere con la parola unitá quando ci uniamo a fare le cose, non´é solo la tendenza a identificarci con gli altri che opera, ma noi abbiamo una forza che ci spinge a vivere insieme. È Gesù  Sappiamo che tutti siamo chiamati a stare insieme in questo anno di formazione. E anche Lui continua a spingerci a vivere insieme e fare le cose secondo l’ideale di vita comunitario.


Potete esprimere un messaggio vostro, del Noviziato, per i giovani che vivono fuori?
Dovere essere coraggiosi. Prendete le decisioni piú importanza. Provate a  essere sorridenti. Tutti insieme vi diciamo: auguri. Fidatevi e affidatevi completamente nelle mani del Signore e cercate la felicità vera che il Signore puó darci ad essere uniti a Lui, perché solo chi é unito a Lui puó portare molto frutto. Il tempo della gioventù é un tempo ricco di grazia. Cercare di essere felici. Non perdiamo e non perdete questo periodo molto bello della nostra vita . Cercare questa gioia come gioia positiva. Cercate le cose giuste. Non cercate la felicità nel male. Dobbiamo direi ai giovani che c’é una grande gioia in questa vita che abbiamo scelto. Vogliamo dirvi che non ci siamo sbagliati in questa scelta, che in questa scelta di essere religiosi abbiamo scoperto una gioia che non vogliamo scambiare con niente. Abbiamo scoperto la perla preziosa. Voi giovani avete paura a prendere questa strada, perché pensate che noi religiosi percorriamo una via dolorosa. Non é cosí, anzi, noi anche in mezzo alle prove riusciamo a trovare la gioia.

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